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Intervista a Paolo Fantoni, Presidente di Assopannelli
Deve cambiare la politica europea delle sovvenzioni

Negli ultimi mesi il mercato dei pannelli di legno è stato colpito duramente da una grave carenza di materia prima, causata spesso dal crescente utilizzo del legno negli impianti a biomasse che si avvantaggiano dei molti incentivi comunitari.
Assopannelli sta lavorando in Italia e in ambito europeo per cambiare questa situazione. Di questo e di molto altro abbiamo parlato con Paolo Fantoni, neoeletto Presidente dell'associazione

di Cristiano Fieramonti
Lo scorso 24 giugno i rappresentanti europei delle imprese produttrici di pannelli si sono ritrovati a Dresda per riaffermare con forza la necessità di un utilizzo più responsabile del legno sul mercato europeo.
Il problema è di quelli seri: il crescente utilizzo della materia prima legno come combustibile, in particolare nei nuovi impianti per la biomassa il cui proliferarsi beneficia di ingenti sovvenzioni messe a disposizione dalla politica europea, sta causando una diffusa penuria di legno per l'industria di trasformazione.
Non solo: la stessa politica agricola comunitaria ha, finora, fortemente avvantaggiato il settore alimentare e penalizzato quello forestale, producendo spesso situazioni di mercato anti-economiche.

“Molti produttori di pannelli hanno i piazzali vuoti e sono costretti spesso a fermare le linee di produzione. Ci troviamo in una situazione realmente nuova: nei porti del nord Adriatico arrivano navi da 30.000 tonnellate piene di cippato, non per rifornire le cartiere italiane bensì quelle del centro Europa, dell'Austria in particolare. Questo dimostra come il problema sia grave per tutto il continente, anche per quei paesi che tradizionalmente hanno abbondanza di legno”.
Paolo Fantoni certamente conosce bene questa situazione, essendo lui a capo di una delle imprese più importanti per la produzione di pannelli, la Fantoni SpA, parte del grande gruppo Fantoni, operativo sia nei semilavorati che nella realizzazione di mobili per ufficio. Da poco più di un mese, Paolo Fantoni ha anche assunto la carica di Presidente di Assopannelli, l'associazione che rappresenta in Italia l'omonimo settore.
“La carenza di materia prima deriva da numerosi fattori, tra cui forse il più importante è l'utilizzo del legno nelle centrali a biomasse per la produzione di energia elettrica; il kw che viene prodotto in questi impianti è fortemente drogato da sovvenzioni che permettono di utilizzare anche tronchi di abete e addirittura tronchi di noce come combustibile al posto dei cippati. Per non parlare poi delle centrali a carbone che possono mescolare carbone e materiale vegetale per avere incentivi”.

Dopo l'approvazione della risoluzione a Dresda, che passa ora al vaglio della Commissione Europea, quali iniziative intendono mettere in campo le associazioni europee per sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema?
“E' in fase di organizzazione per il prossimo 19 ottobre una giornata dimostrativa per richiamare l'attenzione su questa situazione; le aziende effettueranno una fermata simbolica degli impianti per due ore”.

E in Italia come si sta muovendo Assopannelli?
Sono soprattutto due gli obiettivi che vorremmo perseguire: da una parte spingere per ridurre sensibilmente gli incentivi per la realizzazione di centrali a biomasse. Noi non siamo contrari in assoluto alle centrali a biomasse; siamo contro l'effetto distorsivo generato dalle sovvenzioni.  Esistono già casi in Italia di impianti rimasti attivi solo per i 6 anni degli incentivi. È una situazione distorsiva e anti-economica.
Vorremmo ottenere poi un secondo obiettivo: che anche FederlegnoArredo possa esprimere un giudizio sull'idoneità alla localizzazione delle nuove centrali. Posizionare una centrale in un'area di produzione di pannelli rischia di rompere gli equilibri esistenti, mettendo in crisi non solo le aziende del settore ma l'intera filiera del legno e del mobile.
Noi vogliamo che a Federlegnoarredo sia riconosciuto il diritto di esprimere un giudizio di congruità sul posizionamento delle nuove centrali.

Assopannelli sta lavorando intensamente anche con il Ministero dell'Agricoltura. Su quali fronti?
Abbiamo soprattutto due aree di lavoro: da una parte la rivalorizzazione del bosco ceduo; dall'altra il rilancio della pioppicoltura. In Italia gli ettari coltivati a pioppo sono passati dai 180.000 del 1990 agli 85.000 del 2010, praticamente dimezzati in 20 anni. Meno pioppo significa più difficoltà a produrre pannelli truciolati e compensati, tant'è che, ad esempio, chi fa compensato deve sempre più importare il derullato da Francia o Ungheria.
È fondamentale quindi spingere con decisione affinché la PAC - politica agricola comunitaria – riveda in parte i propri orientamenti, riducendo in particolare i sussidi attualmente previsti per i prodotti alimentari. Ci sono aree in Italia destinate all'alimentare, in particolare nel sud, il cui raccolto poi non viene commercializzato perché conviene di più importare lo stesso prodotto dall'estero. Quello che noi chiediamo è che queste aree possano essere ridestinate alla pioppicoltura, affinchè ci sia maggior disponibilità di materia prima per produrre bancali, pellets, pallet, cassette, pannelli, che attualmente vengono importati.
In Europa non siamo solo noi a pensarla in questo modo: quando è stata votata la risoluzione di Dresda a fine giugno, il Ministro dell'Agricoltura tedesco Ilse Aigner ha pienamente condiviso la necessità di rivedere la politica agricola comunitaria cercando di indirizzare maggiormente la contribuzione verso la produzione arborea e dei pioppi in particolare.

Nelle dichiarazioni all'indomani della sua elezione a Presidente di Assopannelli un altro punto messo al centro del suo ‘programma' è stato lo sviluppo dei mercati internazionali, in particolare delle relazioni con i paesi del nord Africa.
Certamente questa è un'area che il nostro settore deve guardare con molta attenzione. I paesi del Sud del Mediterraneo stanno attraversando una fase storica sociale molto importante, caratterizzata in particolare da una straordinaria attività di sviluppo edilizio residenziale. Tutte queste case dovranno poi essere arredate. C'è quindi un bisogno di materia prima e di arredo molto forte, e devono necessariamente guardare oltreconfine perché da loro il legno è praticamente assente.
Tutto questo pone l'Italia ancora una volta in una posizione strategica; non possiamo perdere questa occasione, dobbiamo affermare con forza la nostra leadership. Ben venga quindi l'impegno di FederlegnoArredo a rafforzare la propria presenza in questi paesi.
Il mio auspicio è che questa strategia sia condivisa da un grande numero di imprenditori: non è molto lungimirante la scelta di quelle aziende che decidono di muoversi in autonomia. Per costruire una presenza forte e stabile che possa durare nel tempo è fondamentale fare network e muoversi in gruppo.

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